A rischio le forniture di gas nella Ue (foto Schutterstock)

L’ad di Eni, Claudio Descalzi, sulle problematiche dell’energia nella Ue

Bisogna mettere in discussione il divieto di importazione del gas russo se non vogliamo mettere a rischio le nostre forniture energetiche. Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, intervenendo a margine della Scuola di formazione politica della Lega a Roma, ha dichiarato la necessità di sospendere il divieto sulle importazioni di gas russo previsto dal 2027.

La crisi energetica innescata dalle tensioni nel Golfo e dal blocco dello Stretto di Hormuz e il conseguente deterioramento del quadro geopolitico sta comprimendo l’offerta globale di petrolio e gas, spingendo i Paesi importatori a competere per i carichi disponibili e rendendo più difficile per l’Europa sostituire rapidamente le forniture mancanti.

In un contesto segnato da squilibri tra domanda e offerta e da una crescente pressione sui volumi disponibili, Descalzi mette in discussione la tempistica del phase-out dal gas russo, ritenendo che l’attuale scenario non garantisca ancora alternative sufficienti.

I  nodi sono due: da una parte la sicurezza degli approvvigionamenti nel breve termine, dall’altro la coerenza con la strategia europea di uscita dal gas russo. Il confronto si gioca su numeri, infrastrutture e capacità di adattamento del sistema energetico. “Penso che sia necessario sospendere il ban che scatterà il primo gennaio 2027 sui 20 miliardi di Gnl che vengono dalla Russia”, ha affermato l’Ad di Eni. Il riferimento è allo stop europeo alle forniture di gas naturale liquefatto russo, che riguarda circa 20 miliardi di metri cubi ancora presenti nel mix energetico dell’Unione.

 “Il problema non sono i prezzi, sono i volumi”, sottolinea, evidenziando come la competizione globale – in particolare con l’Asia – stia riducendo la disponibilità di carichi sul mercato. E solo fine settimana precedente 600 stazioni di servizio Eni sono rimaste senza gasolio.

Ma ci sono anche criticità strutturali europee. “Non abbiamo nostro grezzo, non abbiamo raffinazione potente”, afferma Descalzi, richiamando il progressivo ridimensionamento della capacità industriale energetica del continente. Sul fronte dei carburanti, l’Europa importa circa il 35% del jet fuel, mentre negli ultimi anni sono state chiuse 36 raffinerie.

Un altro punto importante riguarda la funzione del gas nel sistema energetico. “Per tutte le centrali la flessibilità sulla rete la dà il gas”, afferma Descalzi, spiegando che le rinnovabili non programmabili e il nucleare non possono garantire la stessa rapidità di risposta.