Bagnini e Corte Ue: legittimi gli espropri senza indennizzi
Lo prevede una norma del 1942 – Categorie sul piede di guerra
L’articolo 49 del Codice della navigazione non è in contrasto col diritto europeo. Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue nell’attesa sentenza che doveva esprimersi sulla controversa norma italiana in materia di espropri sul demanio marittimo. L’articolo 49, risalente al 1942, prevede – come spiega bene Mondo balneare - che al termine della concessione balneare, tutti i beni inamovibili vengano incamerati e diventino di proprietà dello Stato a titolo gratuito, senza alcun indennizzo economico a favore dei concessionari. Grazie alle proroghe automatiche che sono state disposte negli ultimi decenni, la legge non aveva mai preoccupato i balneari; ma con l’avvicinarsi della scadenza del 31 dicembre 2024, disposta dalla legge 118/2022 del governo Draghi, la categoria ha iniziato a rivendicare l’illegittimità di tale norma e il diritto a un indennizzo economico. In particolare una società titolare di uno stabilimento balneare in Toscana, i Bagni Ausonia di Castiglioncello, aveva portato la questione fino al Consiglio di Stato, che a sua volta ha chiesto l’intervento della Corte di giustizia europea. Il verdetto è arrivato ed è negativo per la società ricorrente, in quanto dichiara la legittimità dell’articolo 49 del Codice della navigazione. Tuttavia, la decisione del tribunale di Lussemburgo non impedisce al governo di abrogare l’articolo 49 del Codice della navigazione e disciplinare gli indennizzi economici per i concessionari uscenti. La Corte Ue sottolinea infatti che spetta allo Stato membro occuparsi di questo aspetto. Con l’ordinanza n. 8010/2022 il Consiglio di Stato ha rinviato la decisione alla Corte di giustizia europea, chiedendole se l’articolo 49 del Codice della navigazione italiano – che prevede che le opere di difficile rimozione costruite sul demanio marittimo vengano automaticamente acquisite dallo Stato alla scadenza della concessione, senza alcun indennizzo per il concessionario che le ha realizzate – rappresenti una restrizione alla libertà di stabilimento sancito nell’articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE).
La tesi dei giudici Ue
Secondo i giudici della Corte Ue, l’articolo 49 del Codice della navigazione si applica “a tutti gli operatori esercenti attività nel territorio italiano” e per questo “non costituisce una restrizione alla libertà di stabilimento”. Tutti i concessionari balneari, spiega il tribunale di Lussemburgo, “si trovano ad affrontare la medesima preoccupazione: quella di sapere se sia economicamente sostenibile presentare la propria candidatura e sottoporre un’offerta ai fini dell’attribuzione di una concessione sapendo che, alla scadenza di quest’ultima, le opere non amovibili costruite saranno acquisite al demanio pubblico”. Inoltre, la norma non riguarda le condizioni per lo stabilimento dei concessionari autorizzati a gestire un’attività turistico-ricreativa sul demanio pubblico marittimo, prevedendo “soltanto che, alla scadenza della concessione e salvo che sia diversamente stabilito, le opere non amovibili siano incamerate immediatamente e senza compensazione finanziaria nel demanio pubblico marittimo”.
La mobilitazione in Italia
A questo punto cresce l’incertezza tra gli stabilimenti balneari. Prima la sentenza del Consiglio di Stato, guidato dal presidente Luigi Maruotti, che ha bocciato la proroga a fine 2024 delle concessioni demaniali. Poi il verdetto della Corte di Giustizia del Lussemburgo che ha considerato legittimi gli espropri delle opere realizzate dalle aziende durante il periodo di gestione delle aree demaniali. Un doppio colpo che ha fatto impennare il termometro della tensione con tanto di minacce di mobilitazioni e di proteste clamorose da parte dei sindacati di categoria. L’appuntamento è già fissato per il 18 luglio, quando è in programma l’assemblea del Sib, il Sindacato Italiano Balneari che aderisce a Fipe-Confcommercio. Una riunione che ha l’obiettivo di chiedere al governo “un intervento legislativo chiarificatore che salvaguardi la balneazione attrezzata italiana e faccia ripartire il settore”. Infatti, spiegano i responsabili del sindacati, diversi Comuni e Regioni, di ogni orientamento politico, con modalità diverse, stanno organizzando le gare per la riassegnazione delle concessioni demaniali marittime. Gare, tra l’altro, sollecitate non solo dall’Europa ma anche dal Consiglio di Stato che, di fatto, ha ridimensionato anche la portata del rinvio chiesto dal governo a fine anno in attesa di completare la mappatura delle coste. C’è di più. Uno degli elementi studiati dall’esecutivo per venire incontro alle richieste dei balneari e rispettare la direttiva Bolkestein era quello di riconoscere degli «indennizzi» agli attuali gestori proprio per compensarli degli investimenti realizzati sulle aree demaniali. Ora, con la sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha dato il via libera agli espropri a titolo gratuito, anche questa strada si rivela piuttosto ardua. «Una situazione caotica che impone al Governo e al Parlamento di adottare immediatamente un intervento legislativo. L’assenza di regole chiare, infatti, determinerà un esteso contenzioso con una indebita supplenza da parte dell’Autorità giudiziaria», sostiene Antonio Capacchione, presidente del Sib, dalle colonne del Qn. Giovedì 18 luglio poi, in occasione dell’Assemblea nazionale, ha aggiunto il numero uno del sindacato dei balneari, saranno decise “quali iniziative mettere in campo finalizzate a sensibilizzare sia la politica che l’opinione pubblica sulla necessità di un intervento legislativo e per difendere un modello di balneazione attrezzata efficiente e di successo, costruito in decenni di lavoro e basato sulla professionalità, che ogni estate attira milioni di turisti, italiani e stranieri sulle nostre coste. Non sono in pericolo migliaia di posti di lavoro e un’importante fetta dell’economia turistica, ma anche e soprattutto l’immagine stessa del Belpaese”.