Un impianto autovelox

Dopo il provvedimento della Prefettura di Napoli, l’associazione ALTVELOX deposita sette istanze alle Prefetture venete per il riesame dei decreti e la verifica della conformità al decreto ministeriale del 2024

Dopo il recente provvedimento adottato dalla Prefettura di Napoli, l’associazione ALTVELOX ha avviato una prima azione coordinata anche in Veneto, depositando sette istanze formali alle Prefetture di Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza. L’obiettivo è chiedere la sospensione immediata e il riesame in autotutela dei decreti che autorizzano l’utilizzo dei dispositivi di rilevazione automatica della velocità sulle tratte provinciali e metropolitane interessate.

Le istanze, tutte datate 9 marzo 2026, mettono in discussione la perdurante efficacia dei provvedimenti prefettizi alla luce del nuovo quadro normativo e della necessità di una verifica documentale completa e verificabile per ogni singola postazione di controllo.

Il punto di svolta richiamato dall’associazione è proprio il recente atto della Prefettura di Napoli (protocollo interno n. 0089696 del 3 marzo 2026), indicato come precedente amministrativo rilevante. Secondo quanto reso noto, l’ufficio territoriale del governo partenopeo avrebbe sospeso le autorizzazioni all’uso degli autovelox disponendo una verifica di conformità rispetto ai criteri tecnici e operativi introdotti dal decreto interministeriale dell’11 aprile 2024.

La cornice normativa di riferimento è infatti il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dell’11 aprile 2024, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 123 del 28 maggio 2024, che disciplina modalità di collocazione e utilizzo dei dispositivi per il rilevamento a distanza delle violazioni dell’articolo 142 del Codice della Strada. Nelle istanze depositate oggi, ALTVELOX sottolinea che il decreto si applica anche alle postazioni già esistenti e che, in assenza di una prova analitica dell’adeguamento, non può essere considerata sufficiente una generica dichiarazione di conformità.

L’associazione chiede quindi alle Prefetture venete di disporre la sospensione cautelare dei provvedimenti attualmente in vigore, avviare un riesame integrale in autotutela e, nelle more, impartire agli enti proprietari delle strade e agli organi accertatori le disposizioni necessarie per la disattivazione delle postazioni non supportate da documentazione completa e verificabile.

Tra le richieste avanzate vi è anche l’ostensione degli atti amministrativi: relazioni istruttorie, dati sull’incidentalità degli ultimi cinque anni, verifiche tecniche sui dispositivi, eventuali atti di disinstallazione e tutta la documentazione richiamata nei decreti prefettizi.

ALTVELOX precisa che la questione non riguarda un rifiuto dei controlli di velocità. Al contrario, sostiene l’associazione, il tema centrale è quello della legalità dell’azione amministrativa, della trasparenza dei procedimenti e della validità degli accertamenti che incidono direttamente sui diritti dei cittadini. I controlli, sottolinea, sono pienamente legittimi solo se fondati su atti istruttori completi, su presupposti effettivi e su apparecchi collocati e utilizzati nel rispetto della normativa vigente.

L’associazione rende infine noto che il Veneto rappresenta soltanto il primo passo di un’iniziativa destinata a estendersi progressivamente anche al resto del territorio nazionale. Dopo il caso di Napoli, conclude ALTVELOX, non sarebbe più sostenibile ignorare la necessità di verifiche uniformi sul territorio: se un Prefetto ha ritenuto necessario sospendere le autorizzazioni per verificarne la conformità al decreto del 2024, lo stesso principio dovrebbe valere ovunque, per evitare disparità di trattamento e garantire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.