“Lo stato deve tutelare solo l’originale made in Italy”

“Lo Stato italiano promuove le vendite all’estero della bresaola uruguaiana a marchio “Parmacotto”, ma anche della finocchiona (salame tipico toscano) e del culatello a marchio “Salumeria Biellese”, tutti prodotti con carni statunitensi e venduti a New York dalla Salumeria Rosi del Gruppo Parmacotto, il quale ha appena stipulato un vantaggioso accordo che prevede l’investimento di ben 11 milioni di euro nel proprio capitale sociale da parte di Simest, una società per azioni controllata dal Ministero dello Sviluppo economico con la partecipazione di privati”. Lo ha denunciato il presidente della Coldiretti Sergio Marini al Forum internazionale dell’alimentazione, che si è tenuto a Cernobbio il 21 e 22 ottobre scorsi.

A partire dalla denuncia di Cernobbio, la Coldiretti ha avviato un’azione mobilitativa territoriale allo scopo di raccogliere in tutta Italia il sostegno e gli impegni delle amministrazioni locali a tutti i livelli, delle camere di commercio, dei consorzi di tutela, delle imprese, delle associazioni dei consumatori, delle associazioni ambientaliste, delle organizzazioni sindacali, a sostegno della difesa dell’autentico “made in Italy”.

«Siamo al paradosso – spiega il presidente di Coldiretti Rovigo Mauro Giuriolo – in cui lo Stato italiano sbandiera il valore del “made in Italy” ma spende risorse pubbliche per finanziare prodotti stranieri che fanno concorrenza sleale al vero “made in Italy” e che utilizzano nomi che rimandano all’origine italiana che invece è inesistente. Non è politicamente accettabile – prosegue il presidente – che in un momento di crisi si sprechino soldi per favorire la delocalizzazionee si alimenti il giro di affari dell’Italian sounding che richiama l’Italia, stimato superiore ai 60 miliardi di euro l’anno (164 milioni di euro al giorno)”.

«La finanziaria di Stato rimane “reticente” – spiega il presidente – anche dopo la denuncia pubblica che abbiamo presentato alla Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale e all’ex Ministero delle Politiche agricole, il quale ha addirittura istituito un tavolo di lavoro sulla vicenda dell’incredibile acquisto di quote della società rumena denominata Lactitalia, da parte della Simest. Lactitalia ha sede in Romania e produce formaggi rivenduti con nomi italiani (tra gli altri: Dolce vita, Toscanella e Pecorino), utilizzando latte di pecora rumeno e ungherese. La presenza sui mercati internazionali di prodotti di imitazione del pecorino romano è la principale ragione della grave crisi che colpisce i pastori sardi e italiani e della quale lo Stato si è reso complice».