9 luglio 2013 - Rovigo, Economia & Lavoro

L'export salverà l'economia polesana

Rovigo - In Italia si stanno addensando segnali di fine della caduta e si profila una ripresa innescata dai progressi nel contesto globale e dall’export.

Anche la provincia di Rovigo, tra le più sofferenti in Veneto per ragioni storiche ed endemiche, intravede spiragli di rilancio grazie, oltre alle prospettive di miglioramento generale, agli effetti attesi dal Piano di reindustrializzazione, siglato lo scorso marzo tra il Ministero dello Sviluppo Economico e la Regione Veneto.

Il Piano prevede investimenti diretti di 16 milioni di euro. La proposta di attuazione del Piano è stata illustrata quest’oggi da Unindustria Rovigo, individuata dal protocollo quale responsabile unico, in concomitanza dell’annuale assemblea generale. La proposta prevede un plafond di 8 milioni di euro di investimenti in conto capitale (di cui 2 al turismo), un milione di euro per il servizio di temporary manager, un milione destinato a rafforzare l’operatività di un fondo di private equity già disponibile nella Camera di Commercio con l’obiettivo di sostenere start up innovative, joint venture per il trasferimento tecnologico, internazionalizzazione e revamping, contributi in conto abbattimento interessi su operazioni di investimento assistite in linea prioritaria da fondi BEI, e ancora fondi a sostegno di incubatori d’impresa, un desk per attrarre capitali dall’estero, banda larga, infrastrutture e logistica, risparmio energetico e turismo.

«Il Polesine – commenta Gian Michele Gambato, presidente di Unindustria Rovigo – soffre in modo importante del contesto generale. Stiamo tuttavia attivando un percorso di rilancio grazie al protocollo, ma anche agli accordi stretti in precedenza con il mondo bancario e l’utilizzo di fondi della Banca europea per gli investimenti. Vogliamo trasferire convinzione e fiducia in un territorio che presenta un sistema economico complesso, che mescola multinazionali a micro-imprese, ma che è tuttavia in grado di esprimere in seno all’economia nazionale un suo valore aggiunto: nella plastica, nella chimica, nel settore del legno, della metalmeccanica e della cantieristica».

Secondo le previsioni del Centro Studi di Confindustria, la caduta della domanda totale interna, che contraddistingue questa recessione dalla precedente, proseguirà nel 2013: -3,5%, dopo il -5,2% nel 2012, e nessun recupero nel 2014. All’opposto, le esportazioni continuano a espandersi: +1,3% quest’anno e +2,6% il prossimo, quando si collocheranno al di sopra dei livelli pre crisi.

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