Il futuro della sanità a Rovigo

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6 Giugno 2012 |  Rovigo | Cronaca | Politica | Società |

Rovigo - In una nota stampa del PD le considerazione del consigliere regionale Azzalin sul futuro della sanità nel rodigino.

“L’ospedale di Rovigo non deve diventare una costola del polo padovano, ma deve essere fulcro della rete polesana, che continuerà ad articolarsi sulle strutture di Trecenta, Adria, Porto Viro e Santa Maria Maddalena e sulle nascenti strutture intermedie, che dovranno essere pubbliche e sulle quali terremo alta la guardia. Spero, quindi, che le parole del presidente della commissione Sanità Leonardo Padrin siano state fraintese e che davvero non intendesse parlare di un simile ridimensionamento della sanità della provincia di Rovigo”.

Il consigliere regionale Graziano Azzalin interviene all’indomani dell’assemblea dei lavoratori dell’Ulss 18 nel corso del quale l’esponente del Pdl ha affermato che il futuro del nosocomio rodigino sarà di essere “struttura di appoggio a Padova”.

“Sono ben cosciente – aggiunge Azzalin – delle difficoltà di ridisegno organico della sanità della nostra Regione, così come non sono certo così miope da negare che, per alcune specialità, è inevitabile una razionalizzazione, ma questa non deve certo tradursi in un declassamento dei territori marginali. Parliamoci chiaro: la maggioranza che guida questa Regione è allo sfascio e, mai come in occasione del Piano socio sanitario, sono emerse divisioni e logiche di appartenenza territoriale. In questo senso il Polesine, ovviamente minoritario dal punto di vista numerico, rischia di divenire una sorta di capro espiatorio. Da parte nostra non siamo affatto decisi a subire in silenzio: non è rilevante il numero delle Ulss ma la qualità e la quantità dei servizi offerti ai cittadini”.

L’esponente democratico sottolinea come, “il Pd si è posto sempre in maniera costruttiva per affrontare i nodi problematici del settore e non ha fatto barricate sul Piano, cercando di fare in modo che potesse realmente intervenire per riequilibrare la forte disomogeneità territoriale, arginare il ricorso inappropriato al pronto soccorso, intervenire per ridurre i tempi delle liste d’attesa, dare il giusto peso all’incremento della cronicità, evitare che il sociale venga smantellato e, soprattutto, invertire una tendenza provocata dall’arbitrarietà di scelte organizzative e gestionali effettuate negli ultimi 17 anni solo su logiche clientelari. Il 12 giugno il Consiglio regionale del Veneto inizierà a discutere il nuovo Piano socio sanitario, mi auguro che almeno in quella sede la maggioranza non continui a nascondersi e spieghi come intende ridisegnare la geografia della rete ospedaliera nella nostra Regione. Non fare questo significa agire in modo doloso e lasciare, com’è accaduto fino ad oggi, che la sanità veneta risponda a logiche che non sono quelle del mondo sanitario ma semplicemente quelle delle convenienze politiche”.

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