19 marzo 2012 - Rovigo, Cultura

Rovigo riscopre "Adelaide di Borgogna"

Il classico di Pietro Generali sul palco del Teatro Sociale

La combinazione sinergica del Teatro Lirico Sperimentale "A. Belli" di Spoleto e il Teatro Sociale di Rovigo hanno dato luce ad un capolavoro da tempo dimenticato: l'opera lirica "Adelaide di Borgogna" di Pietro Generali.

Sabato 17 marzo 2012 il teatro Sociale di Rovigo era pronto a riascoltare dopo 193 anni le note dell'opera che l'ha tenuto a battesimo. Inizialmente la composizione dell'opera inaugurale fu commissionata a Gioachino Rossini, ma l'ingaggio sarebbe risultato eccessivamente oneroso per la cittadina rodigina, che ripiegó su Pietro Generali. Costui sebbene valido musicista e talentuoso compositore, fu oscurato in patria dal genio del cigno pesarese; decise così di lasciare l'Italia per la Spagna per alcuni anni, prima di rientrare a Napoli e poi Palermo.

La sua carriera terminerà a Novara come Maestro di Cappella, incarico che ricoprirà fino alla morte. Il Generali con il librettista Luigi Romanelli scelse la vicenda dell'infelice Regina per l'inaugurazione, soggetto già musicato da Rossini; potrebbe sorprendere la scelta, in quanto l"Adelaide" rossiniana andò in scena due anni prima (1817) al Teatro Argentina di Roma, pare abbastanza chiaro che il nostro per ragioni logistiche non l'abbia mai ascoltata. L'ardua impresa probabilmente stimoló il Generali che diede sfogo a tutte le sue capacità compositive, inserendo effetti assai rossiniani ma vieppiú notevoli momenti frastici che presagiscono un romanticismo incipiente. Lapalissiano, dunque, che l'intera opera sia di difficile esecuzione sia da un punto di vista strettamente musicale ma ancor di piú vocale, laddove i primi interpreti furono notevoli cantanti di chiara fama. L'esecuzione a cui abbiamo assistito non ha deluso le nostre attese, con un pubblico attento ed interessato giunto per la ghiotta occasione, riunendo melomani ed autorità locali che hanno palesato le loro felicitazione per siffatta riscoperta. Una nota di colore: gremita la platea che ha destato la nostra curiosità per le mise di alcune signore in autentici capi modaioli che gran sfarzo hanno mostrato nel loro portamento. Abbandoniamo le facezie ed occupiamoci della nostra Musica.

L'opera è stata eseguita in forma di concerto, integrale, senza alcun taglio e senza nessuna variazione, cosa che a nostro parere è risultata abbastanza indigesta e poco filologica. La direzione del Maestro Franco Piva (nonché revisore) è parsa lenta e troppo insicura, nonostante alcuni momenti di rarefatta ed evocativa atmosfera. L'orchestra Regionale Filarmonia Veneta ha seguito bene le indicazioni del Maestro con suono morbido, ma a volte forse troppo sonoro. Il coro Polifonico Città di Rovigo diretto dal Maestro Vittorio Zanon è risultato convincente nonostante non adatto ad un repertorio operistico. La compagine canora è l'elemento che più ci ha stupito. A tener banco sono stati i vincitori del Concorso Lirico "A. Belli" di Spoleto che hanno mostrato maturità e tenuta vocale. La titolare del ruolo eponimo era Anna Carbonera che ha reso il personaggio limpido e malinconico con screziature vocali che donano fierezza e regalità; il suo canto è ben controllato e sostenuto sul fiato, le vorticose agilità sgranate tutte senza colpo ferire hanno destato stupore per la precisione ed il cesellamento madreperlaceo, sicura nella zona grave e in tutta la gamma sino alle estreme vette in cui si spinge la parte. Il personaggio di Adalberto (ruolo en travesti) ha visto il mezzosoprano Katarzyna Otczyk impegnato in una parte probabilmente più sopranile, perchè intessuta di note acute e giocata su una tessitura di passaggio poco consona ad una vocalità mezzosopranile, detto ció la Signora se l'è cavata egregiamente con qualche piccolo peccatuccio veniale risolto con maestria.

Il personaggio maschile principale era il tenore Gianluca Bocchino nei panni dell'imperatore Ottone; si ricorda che il primo interprete (Claudio Bonoldi) possedeva, secondo le cronache, una vocalità roboante, un tenore virtuoso che arrivó addirittura a cantare il ruolo del Don Giovanni mozartiano, infatti la scrittura a cui lo costringe Generali è piuttosto centrale, intrisa di agilità e contestualmente di grande sfogo lirico. Il Bocchino riesce bene e gestisce la vocalità imponendosi con personalità, voce squillante e armonica che riecheggia vigorosamente nella sala. Daniele Antonangeli (Berengario) nonostante la giovane età ha impressionato per la vocalità suadente e già matura, sicuramente ha le carte in regola per una brillante carriera. Professionali le parti di fianco, con particolare menzione a Roberto Cresca (Rambaldo) che ha stupito per il poderoso materiale vocale, bene la voce scura ed argentea di Elisa Fortunati (Clotilde), pulito Walter Testolin (Corrado).

Alla fine dell'opera applausi per tutti e belle ovazioni con diverse chiamate in scena. L'opera è stata integralmente registrata dal vivo dalla casa discografica Bongiovanni che presto la riverserà in un elegante versione discografica.

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