Il cataclisma occupazionale dei Cantieri Visentini
La crisi dei Cantieri Visentini rischia seriamente di assumere per la Provincia le dimensioni di un nuovo “cataclisma occupazionale”, aggravato dall’impossibilità di fruire degli ammortizzatori sociali per buona parte dei lavoratori interessati, in quanto dipendenti di piccole imprese legate ai cantieri navali con il perverso meccanismo dell’esternalizzazione e del subappalto.
Lorenzo Feltrin, portavoce di Federazione della Sinistra, commenta positivamente l'appello lanciato da Fiom alla politica, perché intervenga in difesa di quello che definisce "un fondamentale pezzo di economia del Polesine". In merito alla crisi, commenta come essa sia "certamente frutto di scelte aziendali sbagliate, orientate principalmente alla compressione dei costi del lavoro più che all’innovazione e alla competitività tecnologica. Ma è anche una crisi che sta dentro quella generale della cantieristica navale europea, che continua a perdere quote di mercato, oltre che decine di migliaia di occupati, mentre si rafforza la posizione dominante delle imprese coreane, cinesi e, in misura minore, giapponesi. E questo principalmente perché, mentre i paesi asiatici hanno investito fortemente in politiche pubbliche di sostegno al settore, l’Europa ha abbandonato la cantieristica navale a se stessa. La stessa Fincantieri ne è un esempio".
Feltrin attribuisce dunque alla politica polesana e al sindacato il compito di "connettere la questione Cantieri Visentini con quella Fincantieri all’interno di una grande vertenza di valenza nazionale sulla cantieristica" e spiega come nell’immediato occorra chiedere con forza che la Regione Veneto si attivi presso il Governo "perché: 1) il Polesine sia incluso nel polo della cantieristica navale dell’Alto Adriatico, insieme a Venezia, Monfalcone e Trieste; 2) Fincantieri acquisisca e rilanci le aziende del settore come i Cantieri Visentini, anche con la collaborazione di Veneto Sviluppo; 3) vengano reinternalizzate le lavorazioni subappaltate, riassorbendo e riqualificando i lavoratori oggi senza tutele; 4) si imponga la restituzione dei fondi pubblici alle aziende del settore che delocalizzano all’estero; 5) si lanci un grande piano nazionale per il sostegno alla navigabilità fluviale, alle autostrade del mare, all’innovazione tecnologica e alla sostenibilità ambientale del settore. In questa progettualità il Polesine può assumere un ruolo di primo piano: da un lato quale “porta d’accesso” dall’Adriatico alla rete idroviaria e ferroviaria del Nord Italia; dall’altro, appunto, come polo della cantieristica per la flotta fluvio-marittima".
Come portavoce di Federazione della Sinistra, spiega che il gruppo intende muoversi nelle istituzioni regionali, ma anche garantendo il massimo sostegno alle mobilitazioni che i lavoratori del settore sapranno mettere in campo in maniera unitaria.
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Cantieri Visentini
Bello l'articolo e belle parole..Lavoravo da 12 anni per una ditta in subappalto presso i cantieri Visentini e poi tutti a casa!....Leggo e sento tante belle parole, ma qui, nessuno si muove..in giro nessuno ci vuole e stiamo rimanendo a secco..gli ammortizzatori sociali sono una presa in giro! non si vive con 500/600 euro al mese quando te li danno...
Qui non chiediamo carità.. chiediamo fatti! e di ricominciare a lavorare al più presto!
Cordiali saluti
Alessandro
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