18 marzo 2011 - Rovigo, Cultura, Arte

Torna il maestro Gheorghe Untu

Mostra dell'artista 'Dal Sacro al Profano' alla Pescheria Nuova

Alle ore 18 del 23 marzo 2011 sino a tutta la mattinata del 27 marzo, presso la Pescheria Nuova - Alberto Brigo in Corso del Popolo verranno esposte le opere pittoriche del grande maestro Gheorghe Untu.

Dopo le città di Praga, Mosca, Roma, Verona, Pompei, Sutri, Rovigo, Ladispoli, Bracciano, Trevignano R., Fiuggi, Rovigo, Roma e molte altre ancora, torna a Rovigo l’esaltante artista. Nato in Moldavia nel 1964 e trasferitosi in Italia alle soglie del 2000, vive ora nella cittadina di Bracciano – RM – Dopo aver studiato presso la scuola d’arte Repin di Chisinau (Urss) frequentato l’accademia d’arte di Mosca e insegnato presso le scuole della propria terra, “sviluppa la propria vocazione pittorica dedicandosi alle icone, espressione artistica fra le più singolari di ogni tempo”.

L’espressività dell’artista prende ben presto una maturazione meno aderente alla tipica iconografia bizantina in un più evidente linearismo e nella apertura ai colori chiari. Dopo una lunga stagione di arte sacra, anche commerciale e di maniera, come testimoniano alcune sue opere che si trovano in varie chiese, sia moldave che italiane, Untu approda a un’arte profana, più viva, più intensa, più vissuta, che si estrinseca per mezzo di una pittura a spatola dai colori molto accesi, quasi violenti, dove il rosso domina con drammatica forza espressiva. “Una sorta di magica sintonizzazione tra le forze nascoste del cosmo e quelle ancora più misteriose del proprio mondo onirico”(…)“Ecco allora sbocciare malinconia, rimpianti, abbandoni in una visione del mondo e delle cose intima, introversa, eppure che riesce ad esprimere con un linguaggio non elitario, ma chiaro, immediato, velato di tenerezza.”

“Il fattore simbologico, quindi, che compare spesso nelle sue tele più recenti (chiavi in primo piano, figure amate di un lontano passato che tornano improvvisamente alla memoria, cavalli ora sfumati e non sempre riconoscibili, ora più accentuati ed incombenti)” così come ha espresso il critico Enzo Giannelli , “non ha alcuna intenzione di stupire o disorientare, ma di comunicare, dialogare,tendere la mano”.

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